L’amore non è bello se non è litigarello?

E’ davvero così? O è la mediazione dei conflitti l’elemento cardine in grado di garantire la sopravvivenza della coppia?

problemi di coppia Milano

Litigare fa bene o male alla coppia?

“L’amore non è bello se non è litigarello”: almeno così cantava Jimmy Fontana e così sostenevano le nostre mamme. Ma è proprio vero? E’ ancora attuale, nel 2011, parlare di “amore bello e litigarello”? O forse sarebbe più utile riconoscere che molto spesso la litigata non ha proprio nulla a che vedere con l’amore e, anzi, ne mina le fondamenta? Accresce la muta ostilità dei partner, la distanza, il muro di incomunicabilità?

Esprimere la propria rabbia verso il partner attraverso una “bella litigata”, dicono alcuni, porta ad un immediato sollievo e alla risoluzione del conflitto. Qualcuno sostiene addirittura che, dopo un bel litigio, la coppia è più propensa ad intraprendere un rapporto sessuale, finendo così per stemperare i malumori tra le lenzuola. Ma, miti a parte, è davvero proprio così?

In realtà, le ricerche evidenziano come spesso la litigata lasci ad entrambi i partner un prezzo molto alto da pagare: il ricordo delle parole aspre, talvolta cattive, che ci si è rivolti non è destinato a svanire nel giro di pochi giorni. Rimane viva, cioè, la memoria delle offese, degli attacchi, dei giudizi perentori che entrambi i partner si sono rivolti. Inoltre, poiché il più delle volte l’ostilità si fonda sulle incomprensioni, è ben poco probabile che con essa si risolvano i problemi: al contrario, essi non fanno che aggravarsi. Insomma, ferire il partner, attaccarlo e screditarlo in genere non porta proprio nulla di buono.

Cos’è che ci fa veramente arrabbiare?

E dunque, appurato che litigare non giova alla coppia, come fare per limitare i dissidi?

Innanzitutto, dobbiamo considerare che ciò che ci fa veramente arrabbiare non sono tanto i comportamenti del partner, quanto le interpretazioni che noi ne diamo. Cioè: non è tanto il fatto che Andrea sia disordinato a farmi arrabbiare, quanto il pensiero che questo fatto, secondo me, dimostri quanto sia irriguardoso e quanto poco tenga al nostro rapporto. E allora ci troviamo a pensare: “Se considerasse un po’ di più tutto quello che faccio per lui, di sicuro sarebbe un po’ più ordinato.” Ecco che dunque non è tanto il disordine di Andrea a darci fastidio, quanto l’interpretazione che ne diamo, quello che significa per noi. E ancora: “Carlo continua ad arrivare in ritardo perché se ne infischia di me”, “Se Luca non mi ha ancora presentata ai suoi genitori significa che non tiene abbastanza a me”.

In tutti questi casi, la tentazione di mettersi a litigare è forte. Ma perché non fermarsi un attimo a chiedersi quanto la nostra rabbia nasca dal comportamento vero e proprio del nostro partner e quanto dall’interpretazione che ne diamo? Stiamo valutando obiettivamente quello che è successo o ne stiamo dando una valutazione arbitraria, basata sul significato che noi abbiamo attribuito all’evento?

Come esprimere la nostra rabbia al partner: cosa dire e cosa evitare

Una volta identificato il motivo della nostra ira, prima di rovesciarla interamente sul nostro partner, converrà porci una serie di domande:

  • Che cosa verosimilmente guadagnerò criticando il mio partner?
  • A lungo termine ne ricaverò un vantaggio o uno svantaggio?
  • Qual è il modo migliore per far capire al mio partner quello che penso?
  • Oltre che arrabbiandomi, a quali altri mezzi posso ricorrere per risolvere il conflitto?

E’ bene, ad esempio, non usare affermazioni provocatorie (“Solo uno stupido come te può criticarmi di fronte ai bambini”), ma costruttive (“Le critiche che mi rivolgi davanti ai bambini mi infastidiscono e minano la mia autorità”). Cerchiamo, cioè, di presentare dati di fatto, anziché mere critiche; usiamo il pronome “io”, anziché il “tu”. Diversa sarà la reazione del nostro partner sentendosi dire: “Tu sei un fannullone e non sei stato ancora in grado di trovare un lavoro”, piuttosto che “Io penso che dovresti impegnarti di più nella ricerca di un’occupazione”. Ancora: differente è dire al proprio marito “Tua madre ti ha abituato a non fare niente in casa e infatti non sai neanche lavare una forchetta” piuttosto che “Sarei davvero contenta se riuscissi ad aiutarmi di più nelle faccende domestiche”.

Vietato, naturalmente, ricorrere agli insulti e a giudizi perentori, troppo generalizzati e onnicomprensivi: “Come fidanzato sei un fallimento”. Evitiamo, inoltre, di colpire proprio i suoi punti più deboli (la pancetta, l’incipiente calvizie…) e non tiriamo neanche in ballo episodi ed esempi passati di quando ci ha fatto arrabbiare, che ormai dovrebbero essere dimenticati.

Calmare la rabbia del partner

E se è il partner ad arrabbiarsi con noi? Se fingere di lasciare casualmente in giro questo articolo non basta, altre soluzioni possono essere efficaci.

Innanzitutto, cerchiamo di evitare di reagire con rabbia alle sue provocazioni: se alla sfuriata rispondiamo con il contrattacco, è assai poco probabile una risoluzione pacifica della lite (e assai più probabile un peggioramento della nostra relazione). Ricordiamoci che il più forte non è quello che grida di più ma chi, con la sua calma, riesce a dirimere il conflitto.

Cerchiamo allora, per quanto possibile, di chiarire il problema: perché il nostro partner è così arrabbiato? Domandiamogli il motivo della sua ira e insistiamo perché si tranquillizzi, dal momento che la sua rabbia ci impedisce di capire la natura del problema e di individuare un’eventuale soluzione.

Molte volte la rabbia esplode perché uno dei due partner è fuori di sé per un problema e critica l’altro, che a sua volta reagisce alla critica ma non al problema. Facciamo un esempio: Laura è fortemente arrabbiata perché si è appena rotta la lavastoviglie e dovrà lavare a mano tutti i piatti della cena. Sfoga la sua rabbia contro Giorgio, urlandogli quello che gli urla sempre: “Tu in casa non fai mai niente”. Giorgio si fa trascinare dalla rabbia della partner, dimentica il problema vero e proprio (la lavastoviglie rotta) e le risponde per le rime “Io lavoro fuori casa tutto il giorno, non come te che fai la casalinga” e il litigio assume toni sempre più coloriti. In questo caso, evitare il litigio avrebbe voluto dire rinunciare al confronto, non rispondere alla partner e mettere a fuoco il vero problema, per cercare insieme una soluzione.

Altro suggerimento è quello di cercare di distrarre l’attenzione del partner arrabbiato: talvolta può servire cambiare argomento (e ritornare in seguito su ciò che ha fatto innervosire l’altro) o usare con giudizio l’umorismo per stemperare un po’ i toni.

Stabilire dei momenti “per arrabbiarsi”

Talvolta, tuttavia, certe questioni hanno una tale carica emotiva che nessuno dei due partner riesce a parlarne senza arrabbiarsi. Può trattarsi di questioni relative ai figli, o ai rispettivi genitori, o a problemi economici: appena si inizia a parlarne, la calma diventa subito un ricordo. In questi casi, può essere utile programmare dei veri e propri momenti per discuterne, osservando delle semplici regole. Sarà utile, ad esempio:

  • stabilire un momento in cui non si rischi di essere ascoltati da orecchie indiscrete;
  • fissare un tempo complessivo, di circa una ventina di minuti, perché il dialogo non diventi troppo stressante;
  • non interrompere il partner e pretendere di non essere interrotti a propria volta;
  • infine, se i toni diventano troppo accesi, fare una pausa di alcuni minuti in cui ognuno dei partner ha occasione di riflettere brevemente su quanto detto.

Insomma, al vecchio detto “L’amore non è bello se non è litigarello” oggi sarebbe più giusto sostituire “L’amore dura di più, se a risolvere i conflitti ci penso io e ci pensi tu”.


Dott.ssa Federica Ripamonti
Psicologa Psicoterapeuta a Milano

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Dott.ssa Federica Ripamonti Psicologa Psicoterapeuta
Milano

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Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi della Lombardia n. 11897
Laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia conseguita nel 2007. Specializzazione in psicoterapia conseguita nel 2011.
P.I. 06731440969

 

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